Dott. Andrea Piana da 25 anni dentista a Verona

Crea topic

varie

devitalizzare un dente

Devitalizzare un dente…ovvero la prima parte della cura canalare

Devitalizzare un dente è una delle più comuni pratiche odontoiatriche quotidiane. In buona sostanza si toglie la vitalità del dente. Questo forse lo sanno tutti, ma perché tutto ciò si renda necessario, è probabilmente meno noto.

*

Una breve premessa: come è fatto un dente e a cosa serve la vitalità!

È necessario comprendere che il dente al suo interno ha una parte vitale ospitata in una cavità ossea, questa parte è costituita principalmente da un vaso e da un nervo, ed altre cellule. La loro funzione principale è la formazione del dente, ma anche a sviluppo ultimato, queste cellule producono , ritirandosi lentamente all’interno del dente, nuova dentina dura. Questa funzione non è cosa da poco, perché il nostro splendido organismo, prevede che col passare degli anni, l’usura dei denti potrà essere contrastata solo dall’apposizione di nuovo tessuto duro ad opera di questa parte vitale in modo che l’usura naturale del dente trovi sotto altro dente da utilizzare! Tutto questo si può definire come una splendida funzione anti-usura!

Devitalizzare un dente - anatomia del dente
anatomia del dente
vai sopra

E se lo “spolpiamo” che succede?

Per nostra fortuna, anche senza questa struttura, il dente può assolvere la sua funzione, anche per decenni, ma andrà comunque molto lentamente incontro ad un declino. Ovvio che se opereremo una devitalizzazione a 40 o 50 anni di età, probabilmente finiremo la nostra esistenza senza che si crei un problema, ma se fossimo costretti a farla a 20 anni, la cosa potrebbe cambiare, e dopo 20 o 30 anni (periodo molto variabile e bizzarro), una serie di inconvenienti potrebbero portare il dente a “fine corsa”.

Ma allora perché occorre devitalizzare un dente?

Disgraziatamente, oltre le normali funzioni, la polpa vitale del dente trasporta anche il dolore e la sensibilità termica, e come se non bastasse, in caso di morte della suddetta polpa (vedi forum sulla necrosi), sarà anche cibo per i batteri della bocca, che sfoceranno con ogni probabilità in ascessi (infiammazione acuta e dolore spiccato) o granulomi (infiammazione cronica e dolore lieve e continuo).

Questi fenomeni si verificano nella stragrande maggioranza dei casi per:

  • carie importanti.
  • ricostruzioni del dente che interessino una eccessiva vicinanza alla polpa.
  • rotture accidentali del dente che scoprano la polpa (fratture).
  • fattori misconosciuti che infiammano la polpa (e spesso la fanno morire)….. che non sono poi cosí rari.

Comunque, qualsiasi sia la causa dell’infiammazione, alla fine il dente tende a morire (necrosi) non prima di avere rotto le scatole abbondantemente! (Vedi argomento sul forum “la pressione sul dente mi provoca dolore”)

vai sopra

Ecco la sintomatologia che più comunemente si presenta nell’ordine di comparsa:

  1. sensibilità spiccata al freddo,
  2. scomparsa dei sintomi. Il dente è morto e ci illudiamo che tutto sia finito, ma subentrerà la fase infettiva e quindi passiamo alla fare 3
  3. dolore quando si tocca il dente o si mastica. Inizialmente è spesso poca roba, e può rimanere così anche per anni. Vuol dire che il dente ha scelto di avere una infiammazione cronica.
  4. l’alternativa a questo decorso benigno è invece l’ascesso purulento con dolore forte e gonfiore della parte.
  5. Con il tempo il dente diventa più scuro ed in genere non saremo più invogliati a masticarci sopra.

Comunque vada il sintomo principale per cui viene eseguita una devitalizzazione è senza alcun dubbio il dolore, vuoi che sia di origine esclusivamente nervosa(sensibilità al freddo, scosse) o di origine infettiva (dolore alla pressione, al caldo dei cibi o delle bevande, o spontaneo e pulsante). In ambedue le circostanze l’intervento viene salutato con favore dal paziente ed i sintomi tendono a regredire, talvolta drasticamente ed altre volte con una certa latenza, ma non mancano le volte in cui perdura alcuni giorni anche dopo l’intervento. Ciò è dovuto principalmente al fatto che se vi è un’infezione, questa può avere interessato i tessuti vicini al dente, ed in questo caso senza una cura antibiotica di accompagnamento si concluderà poco nel breve periodo.

vai sopra

Procedura chirurgica per devitalizzare un dente

Ora è il momento del dentista! Egli dovrà innanzitutto forare il dente per arrivare alla polpa…la si rimuove e quindi si accede ai canali delle radici per pulirli levigarli a dovere fino alla fine della radice, nel modo più preciso possibile, e quindi si richiudono usando materiali appositi. Conclusa questa operazione, si ripristina il dente con una otturazione o con una corona protesica (detta anche capsula o porcellana), quest’ultima opzione è necessaria qualora la distruzione del dente lo imponga. Nessuna paura invece per l’intervento. Grazie all’anestesia oggi molto efficace, durante la strumentazione del dente non si avverte alcun disagio.

vai sopra

Quanto dura tutta la procedura?

La devitalizzazione si conclude in una o più sedute, solitamente da una a tre, ma anche di più. Ciò dipende dalla procedura usata in quanto esistono parecchie varianti, nonché dall’operatore e da quanto il dente sia complesso….alle volte strappano più di un’imprecazione!

  1. Esame del dente e radiografia sono obbligatori segue dunque
  2. l’anestesia locale (che in taluni casi può anche essere evitata). È opportuno anche l’isolamento del dente tramite la diga di gomma affinché il campo rimanga il più possibile isolato dalla saliva del dente.Ora si esegue un
  3. foro nella parte superiore del dente per accedere alla polpa del dente, si cercano quindi i piccoli canali presenti nelle radici e si inizia la meticolosa
  4. pulizia e levigatura di questi canalini, tramite degli aghetti ruvidi (strumenti canalari). Questo passaggio è fondamentale e deve essere eseguito con precisione fino alla punta delle radici, con uno scarto massimo di un millimetro. Tutte le imprecisioni di questa operazione sono alla base del fallimento della cura canalare (si chiama così questa sequenza), e che si pagherà con eterni fastidi del dente il più delle volte a distanza di anni dall’intervento! (Vedi articolo sulle conseguenze di una devitalizzazione errata)Una volta eseguita la levigatura interna dei canalini, si procede alla
  5. chiusura dei canalii tramite materiali appositi per sigillarlo completamente. Nelle sedute successive, ci si potrà dedicare alla
  6. ricostituzione del dente….una sola seduta se è richiesta una semplice otturazione, o 2, 3 o più sedute, se necessitiamo di una corona od altro.

Ecco la figura sui passi fondamentali:

Devitalizzare un dente
Devitalizzare un dente (le varie fasi)

vai sopra

Togliamo alcuni dubbi:

Dopo una devitalizzazione devo stare attento a qualcosa?

Finchè non è stato completato il ripristino del dente, è meglio non chiedergli troppo in termini di masticazione, perché è comunque più fragile. Una volta finito tutto si può usarlo come gli altri denti, anche se è provato che i denti devitalizzati sono un po’ più fragili dei loro corrispettivi denti vitali. Quindi tendenzialmente direi di non esagerare mai con cose troppo dure o con strappi violenti se il dente in questione fosse un incisivo.

vai sopra

Un dente devitalizzato può subire un’altra cura canalare……perché?

In questo caso probabilmente siamo davanti ad un insuccesso. Dopo una lunga vita professionale posso affermare di sicuro un paio di cose:

  • Evitare un insuccesso in questo campo è impossibile
  • La maggior parte degli insuccessi è dovuta all’operatore
  • Esistono denti impossibili da curare per le più svariate ragioni (canali non trattabili perché chiusi o introvabili, fratture del dente non visibili ad un primo esame, eccessiva distruzione del dente o ancora patologie accavallate che ne renderebbero comunque la vita breve)

vai sopra

È doloroso devitalizzare un dente?

Assolutamente no. Una buona anestesia rende questa operazione del tutto simile a ciò che si prova durante una banale otturazione.

vai sopra

Ma se metto una capsula devo devitalizzarlo prima? È nel caso che abbia già una capsula sul dente come farò a devitalizzarlo?

Innanzi tutto sfatiamo la credenza che un dente che deve essere ricoperto da una capsula, sia condannato alla devitalizzazione. Questo è un atteggiamento odontoiatrico del secolo scorso….la devitalizzazione è comunque una mutilazione e deve essere evitata quando possibile. Se invece mi ritrovo nella condizione di dover intervenire su un dente già rivestito da una protesi, posso provare a levare la protesi o nella peggiore delle ipotesi forare anche questa con molta attenzione fino a raggiungere la polpa del dente e trattarla normalmente.

vai sopra

Devitalizzare un dente può creare inconvenienti all’organismo?

Le statistiche scientifiche non hanno mai provato che la percentuale delle più comuni malattie sia aumentata in chi ha denti devitalizzati.

vai sopra

E se sono in gravidanza?

I controlli radiografici necessari per capire cosa fare sul dente sono minimali, ed in più molto localizzati alla bocca e lontani dal ventre, che viene comunque protetto da una barriera di gomma piombata che non farà correre rischi a nessuno. Ovviamente tutto ciò che può essere derogato dopo il parto è solo un atto di buon senso, ma in caso di dolore, infezione od altri disagi cronici, non avrei dubbi……devitalizzare. Ma voi ricordatevi sempre di farlo presente al dentista!!!

vai sopra

Se il dente è devitalizzato durerà di meno?

Come dicevo prima, un dente devitalizzato è un po’ più debole degli altri, ma non quanto uno si potrebbe aspettare. Inesorabilmente diventa meno elastico (più facilità alle fratture), a volte viene riassorbito dall’organismo nelle sue radici e….tende a diventare più scuro. Non enfatizziamo tutto questo….il processo dura decenni!!

vai sopra

E se non senti dolore devi devitalizzarlo lo stesso?

Le ragioni per cui un dente deve essere devitalizzato sono tante, e non tutte comprensibili per i non addetti ai lavori. Faccio solo un esempio: dovete fare una protesi costosa su un dente in necrosi (ragione valida per fare la cura canalare). Non senti dolore, ma potresti avere processi infettivi anche dopo anni che la protesi è stata finita…..metteresti a repentaglio un lavoro solo perché in quel momento non sentivi male?

vai sopra

€€€€ E Quanto costa devitalizzare un dente? €€€€

E’ uno dei costi più variabili in odontoiatria e va da poche decine di euro ad anche migliaia (nelle mani di alcuni soloni dell’odontoiatria!). Sicuramente è importante il numero di canali da trattare che di solito varia a seconda del dente da uno a tre o quattro. I prezzi medi oscillano però solitamente da 100€ a 400€. Sconsiglio vivamente di basarsi solo sul prezzo perchè una devitalizzazione+cura-canalare fatta in fretta (e quindi spesso anche senza grande cura), espone a problemi cronici e sovente anche alla perdita del dente. Leggete questi articoletti sugli errori tipici della cura canalare

vai sopra

Il consiglio che do a tutti, è di fidarsi del proprio dentista e dei suoi consigli! Casomai scegliete bene prima……il dentista 😉

—-Ne parla wikipedia—-

 

 

patologia della biforcazione radicolare

Che cosa è?

La patologia della biforcazione radicolare è una malattia batterica parodontale che interessa i denti con piu radici e che quindi presentano appunto delle biforcazioni. Non va confusa con le numerose patologia radicolari conseguenti a necrosi del dente o cure canalari più o meno congrue, anche se il limite fra le due cose non è sempre cosi netto.

biforcazione radicolare

I denti più interessati sono i molari sia inferiori che superiori e molto più raramente i premolari, ma non mancano eccezioni in denti tipicamente con una sola radice che invece presentano anomalie radicolari rare con biforcazione.

patologia della biforcazione radicolare

patologia della biforcazione radicolare (sondaggio del tunnel)

Origine della patologia della biforcazione radicolare

Per sua natura, è praticamente sconosciuta nei giovani e si incomincia ad osservare intorno ai 30 anni per aumentare progressivamente con l’etá.

L’aspetto peculiare consiste in una progressiva perdita di osso e mucosa in corrispondenza di questa biforcazione con conseguente impossibilità ad effettuare una igiene adeguata visto che tende a crearsi un tunnel fra le radici che rende impossibile una adeguata detersione quotidiana.

Le “ondate” infettive che si susseguono ad intervalli più o meno ravvicinati, aggravano la perdita ossea aumentando il tunnel fino alla probabile perdita del dente.

Le cause sono da ricercarsi spesso in una carente igiene orale, ma l’invecchiamento dell’apparato osseo-gengivale e quindi anche con carattestiche genetiche, giocano un ruolo importante nella genesi della malattia.

Il rapporto con cure canalari inadeguate o necrosi della polpa del dente in denti che presentano canali radicolari in corrispondenza della biforcazione possono sicuramente giocare un ruolo, come pure necrosi del dente, danni iatrogeni e cure canalari inadeguate, ma la malattia pura esula da questi contesti.

canale nella biforcazione

Sintomi e diagnosi

I sintomi sono caratterizzati da dolore pulsante e sensazione di “dente rialzato” e gonfiore e rossore nell’area interessata.

La diagnosi è facile poichè la biforcazione si lascia sondare dal dentista più o meno profondamente. La radiografia confermerà il tutto.

radiografia della patologia della biforcazione

radiografia della patologia della biforcazione

ascesso nella biforcazione

ascesso nella biforcazione

 

Terapia della patologia della biforcazione radicolare

Talvolta l’infezione recede spontaneamente per un periodo più o meno lungo (mesi) magari con l’ausilio di antibiotici per bocca e applicazioni locali di gel a base di clorexidina. Ma le recidive sono frequenti.

La terapia efficace è esclusivamente chirurgica ed endodontica ( cura canalare) (a seconda dei casi) a patto che non sia in stato troppo avanzato e che sia in un’area facilmente pulibile. Più complicato trattare i molari superiori che oltre che ad essere più esposti all’arretramento osso-gengiva, hanno un’anatomia difficile da trattare.

Conclusioni

Concludo consigliando di non aspettare gli ultimi stadi sia per una eventuale cura, ma anche in vista di un’estrazione programmata a scopo  implantare, avendo osservato negli anni di professione veri e propri scavi ossei che rendono impossibile qualsiasi agevole sostituzione con un impianto dentale.

Esistono naturamente anche cure conservative che prevedono o l’eliminazione del tunnel con materiali vari o addiritura la sua accentuazione per agevolarne la pulizia perfetta..unico vero rimedio per evitare recidive. Nonostante ciò, la perdita del dente rimane frequente.

scovolino biforcazione

pulizia di una biforcazione resa accessibile allo scovolino

 

Pulizia degli impianti dentali

Gli impianti dentali hanno bisogno di meticolosa pulizia affinché possono durare nel tempo e servirci per anche per una vita intera.

Fatte salve alcune eccezioni è quasi sempre così.

Siamo portati a considerare l’impianto come un dente,  ma l’impianto non è un dente naturale infatti, fra le varie differenze, ė di circonferenza solitamente più ridotta rispetto ad una radice naturale e la corona protesica emerge dall’ impianto come una specie di funghetto.

I mezzi

(Per la pulizia degli impianti dentali)

L’area più critica per l’igiene è proprio qui al di sotto della corona e alla base dell’impianto ed è la ragione per cui occorre fare attenzione ad espletare le manovre di pulizia quotidiana consigliate dal proprio dentista e che se ben fatte ne sanciranno una  lunga durata.

scovolino
idropulsore
filo interdentane con spugna (superfloss)

I mezzi con cui si può pulire l’impianto sono tanti e si va dai classici spazzolini agli scovolini al filo interdentale e all’ idropulsore che se ben utilizzato eviterà qualsiasi tipo di infiammazione e sanguinamento facendo in modo che l’area risulti pulita con gengiva rosa-pallido.

La gengiva è la principale spia di quanto la nostra pulizia sia efficace e non deve essere dolente, arrossata o gonfia, o peggio sanguinante.

Una lamentela che mi sento rivolgere talvolta dai pazienti è l’accumulo dopo i pasti di residui di cibo nelle aree vicine agli impianti. Questo ė un inconveniente presente in molte protesi per cui è ragionevole pulire dopo ogni pasto tutta l’area senza mai tralasciare alcuna zona.

Personalmente trovo che sia particolarmente importante la pulizia serale prima di andare a letto. La notte infatti è un momento in cui la carenza di salivazione, l’assenza del parlato e la deglutizione scarsa ne fanno il momento più critico per l’accumulo di placca.

Conseguenze della scarsa igiene degli impianti

Se non puliti bene e/o trascurati a lungo le infiammazioni non tarderanno ad arrivare e se non si elimineranno si rischieranno le perimplantiti (infiammazione dei tessuti attorno agli impianti) che sono da evitare il più possibile perché molti studi dimostrano che una volta instaurata una perimplantite è molto difficile da risolvere in modo definitivo.

tartaro sull’impianto e relativa tasca gengivale

Questo è dunque il momento di rivolgersi al proprio dentista che potrà eseguire una pulizia professionale (anche con punte ultrasoniche in polimeri plastici) e se necessario attuare nei casi peggiori, atti di piccola chirurgia per pulire le aree profonde dal tartaro che quasi sempre si annida nelle spire dell’impianto e che mai potranno essere pulite autonomamente dal paziente.

L’insorgenza di una perimplantite dipende comunque anche da altri fattori quali debolezza costituzionale  il tabagismo e qualsiasi malattia debilitante. A parte ciò per fortuna osservo tutti i giorni impianti che resistono decenni senza mai creare problemi.

I controlli dal dentista

Per evitare inconvenienti è bene sottoporsi ai controlli del professionista un paio di volte l’anno. In questo momento infatti oltre che una sana pulizia, potremmo ricevere dei consigli sugli errori di  pulizia e le misure da adottare.

Inoltre nelle protesi completamente costruite su impianti può essere il caso di fare controlli biennali con accertamenti radiografici e smontaggio completo delle protesi per la verifica degli impianti sottostanti e della stessa protesi con pulizia accurata di tutto l’apparato.

Percorso implantare

Il percorso implantare

Quando li metti, chi li mette, decorso post-operatorio e come li mantieni 

la scelta del dentista

Quando è possibile inserirli

Fortunatamente quasi sempre, e quanto più passa il tempo quanto più crollano i vecchi limiti che ne impedivano l’utilizzo. La prima valutazione da fare è lo stato di salute del paziente implantare . Con una breve storia clinica si indagherà anche se fa uso di farmaci  come per esempio i bifosfonati usati per l’osteoporosi o di cortisonici ad alte dosi per alcune particolari malattie, e se esistano alcune abitudini, come il fumo di sigaretta che in certi casi può fortemente ipotecare la riuscita dell’intervento e la loro conservazione a lungo termine. A questo punto valutiamo la quantità e la qualità dell’osso nonché la volontà e la motivazione della persona a sottoporsi a queste procedure chirurgiche. Il sogno di ogni persona che porta protesi mobile per edentulie molto importanti è di tornare alla dentatura fissa…..Oggi con l’avvento di protesi di tipo TORONTO e del CARICO IMMEDIATO  è possibile riappropriarsi di una forte dentatura fissa senza dissanguarsi né economicamente né in termini di tempo. E’ proprio in questi casi che gli impianti hanno la loro performance più bella e gradita al paziente, dando la sensazione di fare un salto all’indietro nel tempo! Se proprio non fosse possibile, per le più svariate ragioni, mettere impianti in numero e forma adeguata per una dentatura fissa, si può sempre dare più stabilità alle protesi mobili usando i mini-impianti, che hanno minima invasività e struttura idonea. Anche in quest’ultimo caso, la masticazione più forte ed una notevole stabilità miglioreranno il confort ed il rapporto sociale di chi porta la dentiera. Nei casi di edentulismi parziali (mancanza di uno o più denti ) l’implantologia è oramai il trattamento di prima scelta, poiché evita il ricorso al “ponte” classico che implica il limaggio dei denti che lo costituiscono ed al cui  ricorso si va  sempre più di rado . Insomma, mi sento di affermare che nella storia dell’odontoiatria, l’implantologia rappresenta una pietra miliare destinata a durare fino a quando la nascente genetica odontoiatrica non la scalzerà ……ma per questo bisognerà aspettare ancora!Forum - dottore ho un problema ai denti

Chi ci mette gli impianti?

 

Ormai è chiaro che la rigorosa pianificazione dell’intervento è fattore principale di successo. Tuttavia non tutti i pazienti sono super-esperti dell’argomento ed ecco quindi che entrando in uno studio dobbiamo valutare alcuni elementi che sicuramente indicano la serietà e la preparazione dei professionisti che vi lavorano . L’ ambiente dovrà essere tranquillo , pulito , con locali in buono stato. Certo non è questo che fa il “chirurgo”, ma è già qualcosa. Quindi sarà indispensabile sentirsi a proprio agio quando siamo davanti al dentista o alla sua equipe. Piuttosto che affrontare l’intervento fra dubbi e problemi, è meglio chiedere e fare domande finché non sarà tutto chiaro e ogni particolare discusso. Il collega dovrà raccogliere informazioni sul vostro stato di salute (anamnesi) quindi vi farà la sua visita senza  trascurare di fare o prescrivere degli esami radiologici. In qualche caso sarà sufficiente la semplice piccola radiografia endorale che ogni studio oramai è in grado di svolgere, mentre in altri casi prescriverà la cosiddetta “panoramica” (ortopantomografia) che permette di avere una visione d’insieme di tutta la bocca, la quantità e qualità ossea, nonché la topografia di strutture anatomiche importanti nella pianificazione dell’intervento e  che spesso ne limitano l’esecuzione(canale mandibolare , seni mascellari , cisti , granulomi ecc. ). In caso di interventi più complessi però è bene capire anche la forma tridimensionale dei mascellari, e questo è reso possibile da indagini radiologiche altamente specializzate quali la  T.A.C. ( tomografia assiale computerizzata  ), il dental-scan o tac spirale 3D . Con queste indagini il medico può pianificare il suo intervento molto più serenamente. La presenza di patologie particolari dovranno essere indagate in modo più approfondito con altri esami per stabilire eventuali precauzioni pre e post intervento, come per esempio la copertura antibiotica o la sospensione di certi farmaci che abitualmente deve prendere per altre cause. Anche la preparazione igienica è importante e consisterà in una ablazione del tartaro da eseguirsi prima e da misure quotidiane di igiene domiciliare quali sciacqui con collutori a base di clorexidina. Durante l’intervento il personale operante dovrà essere munito di mascherine, guanti sterili ed altri presidi di protezione ed Il campo operatorio andrà preparato con teli sterili quasi sempre monouso. L’intervento incomincia con uno sciacquo di un minuto con soluzione a base di clorexidina per dare una disinfettata finale, cui  segue una normalissima anestesia locale, ed eventualmente un ansiolitico d’ausilio per i più fifoni! Ma voglio precisare che il miglior calmante dovrebbe essere il medico stesso, con il suo modo di fare e la sicurezza che dovrebbe infondere. A questo punto inizia la fase chirurgica con l’incisione ed il sollevamento di un piccolo lembo muco-gengivale per mettere a nudo la parete ossea (esiste anche una tecnica cosiddetta flap-less che prevede l’inserimento delle viti implantari senza bisturi) . Quindi si esegue con apposite frese il foro dove andrà alloggiato l’impianto. Si tratta della fase più delicata, perché scegliere area, profondità ed angolazioni di inserimento opportune, sono praticamente tutta l’esperienza del chirurgo . Se l’osso è particolarmente duro o semplicemente lo prevede il protocollo dell’impianto che abbiamo scelto, si dovrà maschiare il foro e finalmente collocare la vite . Un controllo radiologico per capire se tutto è a posto e laddove prevista, la sutura finale . Se abbiamo programmato il carico immediato si posizioneranno nella stessa seduta o 2/3 giorni dopo, i provvisori in resina.

Pronto soccorso dentistico

Decorso post-operatorio

Molti dei timori delle persone sono legati al dopo-intervento, ma nell’ implantologia semplice non accade quasi mai nulla se non modesto gonfiore o debole fastidio che si controlla con i comuni antiinfiammatori che sovente usiamo per i banali mal di testa. Per ridurre al massimo i postumi si può usare una borsa del ghiaccio che però deve essere applicata con criterio e senza esagerare. La terapia antibiotica se prescritta, va continuata con disciplina fino al termine stabilito dal dentista. La visita di controllo varia a seconda delle abitudini del professionista, ma coincide quasi sempre col momento di togliere i punti di sutura (se presenti) normalmente 5/10 giorni dopo. Naturalmente qualsiasi fatto sospetto (anche se apparentemente irrilevante) deve essere tempestivamente comunicato al chirurgo, perché talvolta una sutura che “salta” o un fastidio da infezione incipiente possono fare la differenza se tempestivamente tamponati. Nei primi giorni è inoltre consigliabile astenersi da attività fisiche troppo pesanti , cibarsi con alimenti bollenti, assumere alcool in modo abbondante, mentre il fumo di sigaretta è deleterio per il coagulo in formazione che prelude la guarigione, poiché lo inquina rapidamente portandolo alla distruzione e deve quindi essere assolutamente prescritto. L’igiene orale deve essere perfetta, anche se nei primi giorni non deve essere usato alcun collutorio e le manovre con lo spazzolino devono essere attuate con cautela e lontane dalle zone dell’intervento: per queste aree e nei denti vicini o parti metalliche implantari visibili, la pulizia deve essere fatta con un cotton-fioc asciutto utilizzando la proprietà abrasiva delle fibre del cotone. Il periodo di guarigione varia a seconda dell’intervento, ma quasi tutti cadono fra 3 e 6 mesi, ma anche un anno nei casi di rigenerazione ossea guidata con membrana (casi sicuramente più complessi). Una volta osteointegrati si attua la seconda fase chirurgica (se sommersi) che nella scopertura delle viti implantari e nell’applicazione di un cilindretto in titanio che emergendo dalla gengiva, permette ai tessuti gengivali di adattarsi nella forma a quella che sarà poi la sede del dente definitivo (vite di guarigione mucosa ).Dopo una ulteriore breve attesa si passa all’impronta con materiali perlopiù  ed il tutto viene passato all’odontotecnico per la realizzazione finale della protesi. Talvolta, soprattutto in zone dove l’estetica ha forte importanza, si confeziona anche un  provvisorio di resina che in certi casi di plastica gengivale  ha anche la funzione di condizionare la gengiva forgiandola nella forma come noi desideriamo. Nel frattempo il paziente potrà provare anche qualche piccola emozione nel rivedere i suoi provvisori fissi e forti come i denti di tanti anni prima. Le forze masticatorie produrranno ancora degli effetti sull’osso circostante, ma di ciò il paziente non si accorgerà neppure e dopo un anno circa le strutture anatomiche avranno il loro assetto definitivo . E’ importante in ogni caso segnalare tempestivamente al medico tutti i cambiamenti di cui si accorgerà negli anni….teniamo presente che un impianto ben integrato non da alcuna sensazione di dolore , rimane fisso, stabile , e se percosso lievemente con ferri chirurgici dà un suono pieno e metallico . Al contrario l’impianto con problemi da solo piccole sensazioni dolorose spesso sottovalutate, può muoversi sotto la spinta delle dita e alla percussione produrrà un suono sordo come un tocco su legno anziché su metallo. In questi rari casi (i successi sono prossimi al 95%) si può affermare che l’impianto è perduto, ma lo si può rimettere quasi sempre subito o al massimo dopo un paio di mesi. La vita di un impianto non è facilmente predicibile poiché esistono impianti da me osservati casualmente in studio, che superavano i 25 anni di vita, che pur integrati ormai con pochi millimetri di osso, dimostravano ancora di assolvere egregiamente alla loro funzione. Personalmente, fatta eccezione per i fallimenti immediati (entro 3 mesi) che nella percentuale riconosciuta in letteratura sono praticamente inevitabili ed imputabili ad una mancata osteointegrazione iniziale, non ricordo che rarissimi casi di fallimento in 15 anni di attività.

spazzolini

La manutenzione

La protesi su impianti necessita di una manutenzione ed igiene accurate. Fondamentalmente la tecnica di pulizia non è dissimile da quella di altre protesi fisse, ma per allontanare il rischio di infezioni delle zone di emergenza dell’impianto e bene non tralasciare neanche per un giorno la pulizia orale. I mezzi sono i soliti: spazzolino, scovolino interdentale filo. Anche se non tutti i colleghi sono d’accordo, io consiglio l’uso dell’ idropulsore che nel mio studio ha dato notevoli risultati anche con chi aveva avuto precedenti peri-implantiti. Mentre altri mezzi meccanici non sono riusciti a rimuovere grossolani pezzi di cibo dagli anfratti protesici,(peggiore imputato lo stuzzicadenti che addirittura può impattarlo ulteriormente in profondità). Visite periodiche ogni 6 mesi circa sono consigliate e possono evitare il ripetersi di errori nell’igiene che a lungo andare possono danneggiare la struttura anatomica I collutori possono aiutare in periodi “infiammatori”, ma non possono essere sostitutivi di una accurata igiene meccanica ed usati cronicamente. Auspicabile è invece l’abolizione del fumo che con la sua “colla” nicotinica di difficile rimozione anche con strumenti professionali, pone una seria ipoteca sulla durata del lavoro implantare. Nondimeno ho molti pazienti fumatori che felicemente si godono la loro dentatura implantare, ma non può essere un esempio se non si valutano anche i casi meno fortunati.  

Storia dell’ implantologia

Storia dell’ implantologia

Gli albori dell’implantologia datano ormai un secolo! Infatti dobbiamo andare ai primi del ‘900 per vedere alcuni intraprendenti colleghi dell’epoca che cercavano di risolvere casi di edentulia parziale o totale con metodi a dir poco rivoluzionari per l’epoca . Anche gli Italiani fecero la loro parte nel campo dell’implantologia Formaggini (’47) , Muratori (’50) e Pasqualini (fine anni ’50) mossero i primi passi della moderna implantologia studiando materiali , forme, procedure e arrivando così ai primi risultati . I materiali inizialmente usati per gli impianti erano svariati e non sempre legati ad una logica. Si andava dalle leghe auree alle resine , dall’acciaio alle leghe stellitiche, ed anche alle ceramiche .

storia dell'implantologia

Pasqualini però individuò per primo , alcuni materiali che portarono ai primi successi clinici usando leghe stellitiche ed altre leghe nobili intuendo che minore era la reazione del paziente alla lega e migliore era la durata e la stabilità di questi primi impianti. Ma la vera rivoluzione avvenne ad opera di un nome che rimarrà legato per sempre alla moderna implantologia: Lo svedese dott. Branemark, che sempre negli anni ’50 sperimentava un nuovo materiale : il TITANIO . Egli notò che l’osso dell’organismo ospite aderiva a questo materiale così tenacemente alla sua superficie che la successiva rimozione ne risultava quasi impossibile. Partendo da questi presupposti protocollò uno standard con studi su larga scala in una moltitudine di pazienti che è riconosciuto anche oggi come linea guida, e diede un nome a questo fenomeno di adesione osso-titanio: OSTEOINTEGRAZIONE . I suoi risultati erano strabilianti, infatti riusciva ad ottenere con le sue metodiche ed i suoi materiali, percentuali di osteointegrazione che superavano il 90% a distanza di 5/8 anni dall’intervento . Branemark oscurò col suo successo tutti i nostri connazionali che pure, prima di lui avevano capito l’importanza di questa strada. E non scordiamo che oltre Pasqualini , Muratori e Formaggini , anche altri famosi ricercatori italiani come Garbaccio , Tramonte , Pierazzini , Lo Bello , Marini , Bellavia , Russo , Dal Monte , Scortecci, hanno contribuito alla conoscenza dell’attuale implantologia dentale con tecniche e varianti talvolta applicabili anche oggi. Da allora se ne è fatta di strada, ed impianti ne esistono ormai con migliaia di forme proposte da tante ditte anche con prezzi abbastanza popolari, posizionabili in aree ossee che rispetto ai primi protocolli di Branemark sono da ritenersi interventi fantascientifici.

 

 

CHI PUO’ FARE L’IMPLANTOLOGIA? VAI

Urgenza Odontoiatrica

 



Acquista una seduta in urgenza (festivi e pre-festivi)

Non hai trovato assistenza da nessuno? Noi ci siamo

Attenzione, NON fate il pagamento se il link non vi è stato espressamente inviato da noi! (comunque in caso di errore sarete rimborsati)

 

Descrizione del servizio.

Le urgenze che effettuiamo sono basate sulla reperibilità…ovvero non siamo fisicamente in studio, ma ci rechiamo lì per voi. Ecco che dunque agiamo esclusivamente con il servizio di pagamento online onde garantire che il nostro intervento non vada “a vuoto”.

Nella seduta in questione cercheremo di risolvere il problema nel modo più radicale possibile, comprendendo anche le rdiografie che si renderanno necessarie, nonchè estrazioni, apertura dei canali del dente e qualsivoglia operazione che sia possibile effettuare in una sola seduta per non farvi andare via “a mani vuote”.

Qui di seguito delle semplici istruzioni.

  • Clicca il tasto “aggiungi al carrello”
  • Effettua il pagamento con PayPal o carta di credito
  • Conserva la ricevuta nominale
  • Telefona per l’appuntamento al numero dello studio per gli accordi

 

Pronto soccorso dentistico

Pronto soccorso dentistico

● Intervento in urgenza [wp_cart_button name=”urgenza odontoiatrica” price=”150″]

[show_wp_shopping_cart]

 


 

ortodonzia intro

Ortodonzia dentale

Raddrizzare i denti per sempre

Avere i denti storti non è soltanto una questione estetica

Raddriziamo i denti…operazione quanto mai opportuna quando la dentatura non è correttamente posizionata. Spesso richiesta nei bimbi, ma non solo. Oggi sono molte le persone adulte che desiderano sistemare il dente o i denti che hanno tralasciato di fare da ragazzi. Per questi ultimi che spesso sono spaventati dall’idea di un apparecchio molto visibile si ricorre ad apparati mimetici che non si notano se non da distanza piuttosto ravvicinata.

Ricordiamo che all’ortodonzia si ricorre non solo con dentature inestetiche o palesemente “scombinate”, ma anche per guadagnare spazio prima di una protesi, sistemare l’occlusione per dolori articolari (temporo mandibolari), mal di testa di certe nature ed ancora tante altre ragioni che possono sfuggire alla logica di una persona comune.

Infine voglio sottolineare che l’ortodonzia NON è sinonimo di “ferraglia” in bocca…..anche perchè in molti casi si può ricorrere alla ortodonzia linguale, ad apparecchi notturni, a mascherine trasparenti e via dicendo. (Vedi articolo ortodonzia)

Un parere gratuito non lo neghiamo a nessuno, basta una telefonata.

otturazione sbagliata : errori dentista

Errori del dentista: otturazione sbagliata

Un’otturazione sbagliata è di gran lunga il più frequente errore odontoiatrico

otturazione sbagliata

Scarsa qualità

Due classici errori della fretta del dentista e dei materiali sbagliati: durante il riempimento, non viene curato con attenzione il contenimento del materiale che deborda con conseguente ritenzione di cibo e placca. La diretta conseguenza sarà una recidiva cariosa dello stesso dente, probabile carie nel dente vicino (come è successo nel nostro caso) e infiammazioni gengivali che col tempo generano perdita ossea e tasche parodontali. il secondo errore è stato nella forma da dare all’otturazione (per erronea scelta dei materiali). La mancanza di un contatto valido col vicino dente renderà il paziente schiavo dello stuzzicadenti.

Otturazione con margini perfetti

Ottima qualità

Ecco infine il rimedio ai nostri problemi. Quando usate spesso lo stuzzicadenti, Il filo interdentale si incastra fra i denti o non passa e le gengive sono perennemente infiammate fra un dente e l’altro…. andate a farvi controllare….siete vittime del classico errore: avete un’ otturazione sbagliata.

Classificazione delle otturazioni secondo Black

Classificazione delle otturazioni secondo Black

 

Errori dentista: otturazione 2

 Errori del dentista: otturazione esempio n°2

 

Errori dentista: otturazione 2

Errori dentista: otturazione esempio 2

Errori del dentista forse  fra i più comuni. Si trovano infatti molto spesso delle infiltrazioni cariose adicenti a vecchie otturazioni, spesso dipendenti da scarsa igiene del paziente, ma……!! Ciò accade anche se il restauro è stato fatto senza l’ausilio della diga di gomma. Infatti questi materiali sono assai sensibili all’umidità nella fase di apposizione in cui non sono ancora induriti

Errori dentista: otturazione 2 rifacimento

Ottima qualità

Rifatto tutto con estetica soddisfacente ed in ambiente asciutto